Su ATPdiary è stato recentemente pubblicato uno stimolante intervento di Aurelio Andrighetto. Si può leggere cliccando QUI
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Nel bosco / In the wood
Stampato nel formato A4 (cm 21 x 29,7) e pubblicato nel 2008 in tre esemplari, consta di 42 pagine, con nove riproduzioni fotografiche a colori fuori testo. Tutti i nove testi sono stati liberamente tratti da “Ise monogatari” (I racconti di Ise). Tutte le immagini sono state scattate nel pomeriggio del 13 aprile 2003, in un luogo imprecisato. Traduzioni dall’italiano all’inglese di Magica Fossati.
Il libro è la prima pubblicazione leppi lampi labors in assoluto.

Tempo fa un uomo decise di partire verso un certo luogo, apparentemente senza un motivo particolare. Poiché non conosceva la strada, procedette con esitazione.
(uno dei nove testi)
Lo spazio espositivo come luogo dell’apparizione improvvisa e inaspettata /1
La sera del 5 novembre 2010, nello spazio blank di via Reggio 27 ci fu la performance Lid, di Giovanni Morbin, un nuovo episodio della serie di campo volo – inaugurata da Alis/Filliol nella primavera dello stesso anno – realizzato in collaborazione con il gruppo Diogene. A partire dalle ore 21 circa, le persone, dopo essere entrate nello spazio, arrivavano nei pressi di una piccola stanza illuminata e apparentemente vuota, subito dopo averne attraversata un’altra con diverse opere alle pareti. Guardando dentro prima di entrarci non era possibile vedere nulla, e si seppe poi che qualcuno non ci entrò proprio. Varcando la soglia, qualcun altro avrà gettato un rapido sguardo alle pareti, e vedendole vuote sarà subito uscito. Bisognava alzarlo, lo sguardo, verso il soffitto, a quasi quattro metri da terra, per poter vedere una figura umana assolutamente immobile, braccia e gambe distese, diritte e ferme, lo sguardo fisso verso qualcosa che nessun altro poteva vedere, oltre il muro che gli stava di fronte – in realtà, un angolo acuto fra due muri. Molti riconoscevano Morbin, e un sorriso affiorava spesso sulle labbra di un visitatore, ben sapendo dell’attitudine eccentrica e audace del performer, che riesce ogni volta a stupire con le sue azioni e con le sue opere. Altri no, non sapevano chi fosse, e ci fu chi rimase incerto – anche dopo, uscendo dalla stanza – sulla natura dell’apparizione, e soprattutto della figura appesa al soffitto: era vivo? O si trattava piuttosto di una statua, magari in cera? Magari una di quelle sculture cosiddette iperrealiste in voga negli anni ’70. Altri, pur percependo la vitalità della figura, si stupivano bensì della sua fissità, e sostavano a lungo ansiosi di cogliere un movimento, un batter di ciglia, il rumore di un respiro, un segno che li rassicurasse. Perché se quello era un essere umano, in carne e ossa, come mai non si muoveva? In che modo riusciva a stare lassù, fermo, come librandosi in un cielo invisibile? Ci fu poi chi, guardando in alto verso il soffitto, ma stando sulla soglia, accortosi in tempo di quella presenza inquietante, non entrò, rimase lì per qualche secondo non osando avanzare. E uno dichiarò poi che Giovanni gli era parso davvero “morto” (qualcuno che lo conosceva molto bene, e non sapeva nulla di questa performance).
Morbin aveva scrupolosamente preparato la sua performance, fabbricando un bustino di gesso (rinforzato) che indossò per attenuare la pressione del suo stesso peso sul torace, permettendogli anche di respirare agevolmente. Aveva poi individuato i punti del suo corpo, e degli arti, dove inserire degli occhielli che sarebbero serviti, facendogli passare dentro del robusto filo di ferro, per agganciarsi a nove tasselli ben fissati al soffitto. Alcuni membri di Diogene, dopo aver installato nella stanza un trabattello munito di ruote, fissarono Morbin al soffitto, agganciandolo ai nove tasselli, e sarebbero stati loro stessi a intervenire alla fine della performance, circa due ore dopo, rimontando velocemente il trabattello per sganciare il performer, ovviamente giunto al limite della resistenza, dopo tanto tempo trascorso in condizioni così difficili, diciamo pure punitive. Lo stesso Giovanni Morbin, come convenuto in anticipo, fece un segno per farci capire che la sua resistenza stava venendo meno ed era quindi giunto il momento di farlo scendere da quella scomodissima posizione, lassù contro il soffitto.
Esiste un video che documenta tutta la performance, girato con una videocamera posta a poca distanza dal punto in cui si trovava Morbin, in modo tale da riprendere le reazioni di tutti coloro che entrarono nella stanza, a naso in sù, osservandolo. Perciò egli non compare nelle immagini, e la sua figura distesa, aderente al soffitto, è soltanto ricordata dai visitatori, avendo effettivamente una funzione strumentale: è il video1 il vero residuo rappresentativo dell’opera, che si può considerare in pratica essere stata realizzata da tutti coloro che, ignari di essere ripresi da una cosiddetta videocamera di vigilanza, vi compaiono. Per una volta, il pubblico convenuto per assistere a una performance annunciata scopriva di essere il vero performer, mentre quello ‘ufficiale’ serviva in pratica per attrarre tutti coloro che avrebbero, involontariamente e inconsapevolmente, preso il suo posto al centro della scena, così come verrà appunto documentato dal video. .
1: quella sera le immagini venivano diffuse in presa diretta da uno schermo allestito nella sala espositiva adiacente, insieme ad altre opere di una mostra collettiva.
[testo scritto nel mese di febbraio 2020, tratto dal libro “Allestire una mostra – e altre iniziative apparentemente inutili (storie di e/static e blank, 1999-2018)”, di prossima pubblicazione]

cartoline dalla mia vita / postcards from my life /2
Seconda tiratura, 30 cartoline (fino alla numero 64), nel formato 11,1 x 14,8 cm, riproducenti fotografie scattate fra il 2008 e il 2019, stampate a giugno 2021.

Questa immagine è strettamente legata a un passaggio del libro Passeggiate sull’isola, pubblicato nel mese di maggio 2018.
Senza rumore

Pubblicato nel mese di dicembre 2019 in 24 copie (più quattro) nel formato 13 x 19, ha 42 pagine più una illustrazione fuori testo in b/n. Al suo interno 19 testi (più uno in Appendice), scritti fra il 2016 e il 2018.
A volte, mentre si è a letto aspettando il sonno, si comincia a pensare a una certa cosa, si segue un filo, velocemente, è come una tela tessuta da un ragno, che si muove deciso con la massima rapidità. D’un tratto, tutto svanisce, tutto si perde da un momento all’altro, ci si trova sospesi nel vuoto, come se la tela si fosse dissolta. Non ci è possibile ricordare niente, anche se è passato soltanto un secondo, o forse meno. Sembrava un ragionamento complesso e ben articolato, qualcosa di veramente importante, su cui eravamo concentrati. Finito, e dimenticato per sempre. Cose che accadono, quando accadono, in uno di quei momenti, quando si sta sulla soglia fra una stanza e l’altra, fra un mondo e un altro.
(tratto da Varchi)
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My heart beat like a hammer (english version)
Informations HERE
anyone who’d like to have a copy of this book, please write to the address in Contatti
Stare fermi

Stampato nel mese di giugno 2019 in 100 copie nel formato di cm 13 x 19, per un totale di 90 pagine esclusa la copertina. Contiene anche due immagini fuori testo in b/n, una di Alessandro Quaranta e una dell’autore.
Il libro raccoglie quattro piccoli libri pubblicati separatamente, in edizione limitata e numerata, nel 2018: Le rane di Digne (e altri animali), Ricordi dal labirinto, Un altro viaggio in Francia e Un viaggio in Italia, altrettanti “resoconti di viaggi compiuti dall’autore in luoghi diversi dell’Italia e della Francia nel corso dell’anno 2018”.

Finalmente arrivo alla stazione della metropolitana e imbocco l’entrata: c’è una scala mobile, anzi tre, due che scendono e una che sale, a piedi non si può scendere, e neppure salire. Guardando dalla cima verso il fondo mi accorgo che la lunghezza della scala è veramente inconsueta, anzi abnorme, e deve coprire un dislivello notevole, a occhio saranno 20 metri. È davvero molto ripida, e mentre inesorabilmente mi trascina laggiù, verso un pavimento fatto di piastrelle multicolori, la sensazione (che mi sembra di rivivere) è quella di precipitare lentamente nel vuoto, in un abisso. Poi il breve viaggio in metropolitana verso la stazione degli autobus, e all’arrivo, risalendo verso la superficie, di nuovo la stessa ripida pendenza da superare, e in cima alla scala una luce, quella luce. Ma sono finalmente arrivato agli autobus, fra poco partirò per Aix.
[da Marseille, in Le rane di Digne (e altri animali)]
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Vita in città

Pubblicato nel mese di giugno 2019, consta di 46 pagine nel formato di cm 13 x 19, con una immagine fuori testo a colori. Stampato, nel mese di maggio 2019, in 24 copie numerate (più due), contiene 17 testi (più due in Appendice) scritti fra il 2017 e il 2018.
In città esistono luoghi in cui, arrivandoci, si ha la sensazione che ci sia qualcosa di molto diverso da tutto il resto, qualcosa che però non è facile descrivere. Anche perché non si vede veramente, si intravede appena, ovvero se ne percepisce la presenza, in quel momento. Quasi sempre, non ci si può ritornare, o perché non si ritrova la strada, o perché lo si trova cambiato, quasi irriconoscibile. È quindi piuttosto un certo momento in quel luogo che abbiamo vissuto, e che ricordiamo, ma che si è perso per sempre, anche quando – se lo ritroviamo, anche dopo poco tempo – sembra proprio quello. Rimane il ricordo di quell’esperienza, che diverrà ben presto il ricordo di un ricordo.
(tratto da Laghi apparenti)
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Il cuore al buio

Pubblicato nel mese di aprile 2019 in 24 copie (più quattro) nel formato cm 13 x 19, “Il cuore al buio” consta di 18 pagine, con una illustrazione a colori fuori testo.
Il battito del nostro cuore assomiglia a un bussare, c’è qualcuno che bussa alla porta, dentro di noi, in piena notte. E a volte, per qualche attimo, non lo riconosciamo, scambiandolo per un suono proveniente da fuori, come un segnale, o come tamburi che risuonano di lontano. Ma sempre ci appare come un qualcosa altro da noi, che non conosciamo e non possiamo controllare, con cui è difficile venire a patti, perché parla una lingua incomprensibile.
(estratto dal libro)
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Viaggio in Italia
Stampato in 3 copie, nel formato 13 x 19 cm, e pubblicato nel mese di marzo 2019. Il libro ha 18 pagine, con una illustrazione in b/n fuori testo.

Al ritorno, si ripete, all’inverso, il fenomeno dell’andata, quando il treno attraversò la lunghissima galleria buia per sbucare infine all’aperto nel buio, perché nel frattempo era calata la sera. Stavolta all’uscita si trova la neve, tutto il paesaggio è bianco di neve, la luce è ancora assai forte, nonostante sia già tardo pomeriggio, e si può vedere lontanissimo, mentre il sole, di un colore rosso-aranciato, sta calando dietro un gruppo di nuvole grigio-azzurre. Quella è la direzione, là raggiungerò la mia destinazione, dopo circa tre ore di viaggio.
(un estratto dal libro)
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