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Nella catastrofe

Tutto si è incupito, questa stagione esige la massima disciplina, bisogna mantenere il controllo e cavarsela. Thomas Bernhard, Il mantello di loden (tr. di Giovanna Agabio)

Gertrud

In “Gertrud”, il suo ultimo film, Dreyer, servendosi di prodigiose, lievissime carrellate, e qualche zoomata altrettanto leggera e lenta, quasi impercettibile, assecondate, queste e quelle, dai movimenti degli attori, fa meraviglie con uno specchio; che ha una ricca cornice dorata ed è affiancato da due candelabri, appeso a una parete altrimenti nuda, astratta, anche piuttosto … Continua a leggere

Doppia corsia

Dopo la corsa notturna che precede la fuga della ragazza con GTO, il pilota dice al meccanico che l’auto è andata abbastanza bene, anche se le ruote avevano pattinato un po’ durante l’accelerazione. Glielo dice così, senza enfasi, fa parte della routine del loro rapporto: dopo ogni corsa il pilota indica al meccanico quali sono … Continua a leggere

John C. (4)

Non mi interessa se sei un pittore o un architetto, non puoi combattere il sistema. Per come la penso io, se lo combatti vuol dire solo che vuoi unirti ad esso. Credo che la maggior parte delle persone siano come me: non sanno cosa gli piace finché non l’hanno visto. Fare un film è un … Continua a leggere

Sull’amicizia

Ho considerato mio compito verificare in che modo la vita dell’intelletto, la disciplinata e metodica ricerca comune di una visione chiara – si potrebbe dire filosofia, nel senso di amare la verità – possa essere vissuta così da diventare occasione per suscitare philia (consentitemi di usare la parola philia, per evitare le buffe implicazioni che … Continua a leggere

il sole risplende alla fine della strada

Certa musica (ora: Paint it black, We love you, Let’s spend the night together, She’s a rainbow, Child of the moon, altre volte Gloria, l’intro di Land, I am free, Waterloo Sunset, ecc.) si deve ascoltare stando in piedi – se seduti ci si deve alzare – come le partite di calcio allo stadio1, dove … Continua a leggere

Quel che non va

Un’atrofia intellettiva quanto fisica limita fortemente la capacità delle persone di vivere veramente, direttamente, senza mediazioni. Spesso si guardano gli altri, magari su uno schermo televisivo, si assiste alle loro vite, esperienze, sofferenze, gioie, si demanda ad altri il rischio, ma anche il guadagno, quando c’è, risultante da qualsiasi esperienza oltre i limiti fissati per … Continua a leggere

John C. (3)

Mi dà un gran fastidio suscitare manifestazioni di affetto. Non c’è nessuna sfida nel suscitare affetto. È una forma di accordo, e spesso andare d’accordo in realtà non ti porta da nessuna parte. Ho sempre la sensazione che quando qualcuno dice: «Ti amo», in realtà voglia dire: «Ti odio». Mi sembra che se qualcuno sente … Continua a leggere

La rinuncia

La certezza di poter fare a meno di qualcosa è uno dei modi più efficaci per convincersi di essere liberi, quale che sia il nostro gradino nella scala intellettuale o emotiva. I limiti autoimposti forniscono una base e una preparazione per discutere di cosa possiamo fare a meno come gruppo di amici o di vicini. … Continua a leggere

John C. (2)

Io lavoro meglio come dilettante, lontano dal sistema convenzionale degli studios. Credo che l’opportunità di lavorare come dilettante attiri molte persone – se per «professionista» si intende uno che è costretto a fare un lavoro, e per «dilettante» uno a cui piace farlo. Non stiamo costruendo una casa o qualcos’altro di tangibile. È soltanto qualcosa … Continua a leggere

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