Collocare una certa cosa in un luogo in modo tale da renderla presente1 in quel luogo (compresente con esso), ma non troppo in evidenza (potrebbe perfino essere nascosta, da scoprire – non come una sfida ma come una possibile occorrenza). Lontana dal centro2, una cosa fra le altre, accanto ad esse, messa in modo tale da occupare una posizione che rispetti quella di ogni altra, senza sovrastarla né opprimerla, casomai valorizzandola, oltre a valorizzarsi [esprimere il proprio intrinseco valore]. Essa non sarà quindi predominante in quel luogo, ciò che creerebbe una gerarchia rispetto alle altre cose presenti lì, ovvero uno squilibrio – anche nei confronti del luogo stesso. Che non sta lì soltanto per (fisicamente) contenere e supportare, ma partecipa bensì della situazione che vi sarà stata creata.
In ossequio al concetto della cosiddetta autorialità, ossia della corrispondenza fra una cosa e il nome di chi l’ha creata (spesso sancita ed evidenziata da una firma autografa), esibire3 equivale a esibirsi, sia pure indirettamente, coperti e rappresentati dal simulacro del nome. Una circostanza che impedisce, o quantomeno rende difficoltoso il libero fluire dell’energia che pervade (dovrebbe pervadere) il luogo in cui una certa situazione è stata posta in atto.
1 È proprio questo l’etimo del termine ‘presentare’, dal latino. Fra gli altri significati anche ‘porgere’.
2 Il centro di un luogo, così come di una situazione, è mobile e impermanente. Qualsiasi cosa può, anche soltanto per un momento, trovarsi al centro, e ciò accade quando essa attrae la nostra attenzione.
3 L’etimologia del verbo esibire ci dice che proviene dal latino e significa ‘metter fuori’, o ‘far uscire’, quindi ‘mostrare’.