John C. (1)

Il mondo è così deprimente, così cinico, le persone vogliono qualcosa in cui credere. Perlomeno in cuor loro, perché hanno paura di ammettere ad alta voce la propria umanità per timore che gli amici e i vicini li ritengano troppo «retrogradi». L’atteggiamento superficiale della massa mi dà la nausea. Vorrei che non fossimo così cinici. Lo spirito umano è davvero in una pericolosa fase calante. Abbiamo bisogno di pompare un po’ di adrenalina nei nostri valori e sentimenti, che si sono gravemente impoveriti. In quest’epoca di paura per la guerra e la distruzione totale e di fantastico progresso delle meraviglie scientifiche, sembra che scegliamo di sentire soltanto i moti superficiali dei nervi, e non le emozioni del cuore e dell’anima che parlano di fede, bontà e comprensione. C’è qualcosa di importante dentro di noi, qualcosa che sta morendo: le emozioni, che sono una cosa universale. Possiamo non essere d’accordo sulla politica, ma forse riusciremo ad esserlo sulle emozioni. Stiamo morendo di tristezza. Il mondo intero sta morendo di tristezza. Siamo noi il nemico.

Volevo mostrare [in Faces] l’incapacità comunicativa delle persone; l’effetto delle piccole cose su tutti noi; l’incapacità da parte di molti di affrontare quello che sentono in giro, leggono sui giornali, vedono nei film; e come, quando uno è impreparato a pensare con la propria testa e a provare dei sentimenti, questo possa portare a conseguenze tragiche.

In questo paese la gente muore a ventun anni. Muoiono a ventun anni dal punto di vista emotivo. Magari anche più giovani, ormai. E quelli di noi che sono abbastanza fortunati da non morire a ventun anni tirano avanti, e la mia responsabilità in quanto artista è aiutarli a superare i ventun anni. Il cinema è l’espressione di una cultura che ha avuto la possibilità di raggiungere il soddisfacimento dei bisogni materiali, e nello stesso tempo si è ritrovata incapace di portare a termine il semplice compito di condurre una vita autenticamente umana. Ci hanno venduto una gran quantità di beni come sostituto della vita. Ciò di cui abbiamo bisogno è essere rassicurati nelle nostre emozioni umane, una rivalutazione delle nostre capacità emotive.

Credo moltissimo nella spontaneità, perché penso che pianificare tutto sia la cosa più distruttiva al mondo. Perché uccide lo spirito umano. E lo stesso fa la troppa disciplina, perché non ti permette di farti catturare dal momento, e se non ci si lascia catturare dal momento non c’è più magia nella vita. Senza la magia, possiamo anche arrenderci, e ammettere che tra qualche anno saremo morti. Serve magia nelle nostre vite, che ci porti via da realtà di quel tipo. La speranza è che la gente conservi la pazzia. Non è molto divertente lavorare con i sani di mente, con chi ha un modo definito di fare le cose.

Ho il diritto di comportarmi come cavolo mi pare, SONO LIBERO! Se essere libero significa essere come tutti gli altri, pensare esattamente come tutti gli altri, allora non ho niente da dire. La stupidità della vita è che la gente fa certe cose per rispettare le regole della società. In qualunque società ti trovi, devi rispettare le regole. Che tu sia un uomo o una ragazza, o una madre o una nonna, non fa nessuna differenza, sono le regole della società. Viviamo in una specie di stato nazista, cosa di cui la gente non si rende conto, perché siamo americani. Ma io lo vedo. Vedo Fratellanze e Sorellanze, e il fatto che sia obbligatorio far parte di un gruppo.

Quello che è sbagliato nella società è che tutti diventano schiavi del proprio stile di vita, della politica, degli amici, a un punto tale che non gli resta più niente di personale. È come se gli individui fossero diventati invisibili e nessuno riuscisse più a vedere o a raggiungere la propria vera natura. Nessuno può più essere se stesso. Tutti fanno quello che pensano di dover fare, e non ciò che li rende felici. È una lotta. È una lotta per te, per essere quello che sei, ed è una lotta per gli altri, perché siano quello che sono. Credo che si tratti di mantenere un contatto con se stessi e di sforzarsi di pensare in maniera indipendente. Arriva un momento nella vita in cui il panico e l’ansia sono tali che le persone non riescono più a pensare in modo logico, con la propria testa. Cominciano a pensare con quella degli altri. La cosa più importante della vita sono i tuoi sentimenti più profondi, la visione di te stesso attraverso l’occhio della mente. Se quella visione non si spezza, sarai una persona fantastica per tutta la vita.

Diventiamo tutti così vigliacchi che abbiamo paura del lavoro, delle mogli, dei figli, di uscire in strada. Credo che in realtà succeda perché siamo troppo preoccupati della nostra apparenza esteriore. La paura è alla base di ogni evento terribile. È la paura la causa di tutti gli orrori del mondo. Nessuno ottiene niente attraverso la paura. La paura non è costruttiva. Perciò l’unica cosa che può salvarci, da un punto di vista spirituale, religioso o di altro genere, è dire: io non ho più paura. Nell’attimo stesso in cui qualcuno dice che non ha più paura, non può più commettere un’azione sbagliata. Non esistono più azioni sbagliate.

Non ho molto rispetto per quelli che si piegano al convenzionale non-approccio alle cose.

John Cassavetes, s.d. (estratti da “John Cassavetes. Un’autobiografia postuma”, a cura di Ray Carney; traduzione di Silvia Castoldi)