Gli invasori

Domenica scorsa stavo camminando su una strada costeggiata da un pendio, su un lato, e da un dolce declivio sull’altro. Alla mia destra, sul pendio, notavo ben presto una specie di esplosione di mazzetti di primule, a decine, anzi centinaia, considerando tutto il percorso. Erano quasi luminescenti e parevano essere stati messi lì da qualcuno a bella posta, tale era il contrasto con il terreno intorno ad ognuno: erba per lo più secca, mista a foglie a loro volta secche, terra smossa, tutti colori spenti. Quel che si trova di norma in campagna o in montagna (in quel posto sono circa 900 metri di altitudine) in questo periodo dell’anno, di inverno che vede già prossima la fine, anche se ogni tanto può ancora fare freddo, specialmente di mattina presto, e di sera, quando cala il sole. Quel giorno c’era il sole, la strada lo prendeva da sud, la temperatura era mite, perciò questa fioritura esplosiva di primule, anche piuttosto in anticipo rispetto alla norma (ma già da qualche settimana le temperature si sono alzate sensibilmente). E comunque, il contrasto fra ogni mazzetto e ciò che gli stava intorno era davvero forte, e io era come se mi sentissi impreparato all’esperienza, non mi aspettavo di vedere tutte quelle primule, molto probabilmente sbocciate proprio quel mattino, o il giorno prima, quasi sfacciatamente, come invasori giunti dal cielo all’improvviso, proditoriamente, per coglierci di sorpresa, disarmati.

La primula è, notoriamente, il primo fiore dopo l’inverno, preannuncia la primavera, il suo stesso nome lo dichiara. Spesso spunta dopo una nevicata – quando la neve comincia a ritirarsi, sciogliendosi –, come è avvenuto infatti nella zona in cui mi trovavo, dove ce n’era stata una, lieve, all’inizio della settimana. Perciò credo che per chi abita lì l’apparizione di tutti quei mazzetti sia apparsa come del tutto naturale, senza suscitare una particolare sorpresa, né provocare alcuno spiazzamento. Sarà stata seguita nel suo evolversi, dai primi sparsi mazzetti, spuntati qua e là, fino ad arrivare alla situazione di quel giorno, a quella invasione, come era apparsa a me che sono capitato lì venendo dalla città grigia e ancora piuttosto fredda, soprattutto al mattino, dove invece la neve non era caduta.

(notizie dall’esilio /17)