Due performance

L’attenzione dello spettatore di una cosiddetta performance è rivolta verso qualcosa che sta per avere luogo al suo cospetto, qualcosa che non conosce, perché non ha mai visto prima – non era mai accaduto – e magari non ha mai visto prima nemmeno il ‘performer’, non lo conosce e non è in grado di anticipare quel che potrà fare. Si concentra allora soltanto sul presente, non ci sono ricordi specifici che possano aiutarlo a prevedere o a immaginare; si crea così una situazione di attesa senza aspettative, con una sola certezza: qualcosa certamente accadrà, lì davanti a lui.
In questo modo anche lo spettatore, seppure passivamente, non facendo cioè altro che assistere all’azione del performer – dopo averla attesa – esegue, segretamente, la sua performance, trovandosi, per tutto il tempo in cui la vera performance accade, e perfino un po’ prima che abbia inizio, ad avanzare su una invisibile corda tesa. Misurando ogni passo, prestando attenzione ad ogni respiro, ad ogni battito del suo cuore, attimo per attimo.

(questo testo, nella sua forma originaria, risale all’8 maggio 2009; l’ho modificato e ridotto negli ultimi giorni, fino ad oggi)

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