In un sogno fatto la mattina del 26 febbraio, subito prima del risveglio, rivolgendomi a qualcuno che forse mi aveva fatto una domanda, dico: «Trovo ragguardevole, degno di rispetto e stima, il lavoro del tale [credo fosse un fotografo] per come prova a fermare momenti – di realtà in continuo divenire, cosiddetta transeunte – che gli capita di cogliere mentre hanno luogo. Ma fermare certi momenti, certi eventi, non è realmente possibile, perciò egli fa qualcosa, quanto gli è possibile, per trattenerli appunto in un’opera».
Oppure: «Gli capita di vivere esperienze, momenti talmente intensi che li vorrebbe fermare, trattenendo lo scorrere del tempo. Ma ciò, in quanto transeunti, non è possibile, si può soltanto creare qualcosa che li rappresenta e in qualche modo ferma il loro apparire una volta e per sempre. Opere che possono essere di varia natura, nel suo caso fotografie».
Il termine transeunte era sicuramente presente nella mia dichiarazione, me ne ricordo benissimo, mentre del resto ho un ricordo più labile. Ovvero, sono sicuro del senso, meno delle parole che avevo pronunciato.