Un solo visitatore per un’opera che venne creata da una persona mentre si trovava sola all’interno di una antica casa in pietra disabitata da molto tempo. Già soltanto due persone presenti insieme negli angusti spazi di mun ange determinerebbero una situazione di ‘spettacolo’, cinema o teatro, con una effettiva separazione – che chiamerei anche de-responsabilizzazione – fra l’opera e chi la esperisce. Chi invece entra a mun ange solo deve attivare la sua attenzione, niente lo può distrarre, come niente poteva distrarre l’autore mentre si trova là dentro guardando prima dentro e poi fuori, ascoltando e ascoltandosi. Così il visitatore potrà vedere, ascoltare, pensare, rivivere e ricreare l’esperienza originaria dell‘autore, farla propria.
(scritto l’8 agosto 2021)
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